Intervento della dott.ssa Caterina Interlandi, Presidente vicario del Tribunale di Tempio Pausania, all’incontro pubblico su “La tutela costituzionale dei beni culturali e ambientali e il ruolo della magistratura” promosso da Italia Nostra Sassari (12.03.2026)
La Gallura è territorio particolarmente sensibile alla tutela ambientale per la sua speciale bellezza e l’elevata vocazione turistica.
Il tribunale di Tempio Pausania, il cui circondario corrisponde sostanzialmente al territorio della Gallura, prevede pertanto ogni anno nei propri programmi di gestione che i reati ambientali, insieme ai reati urbanistici e a quelli relativi alla gestione dei rifiuti, siano trattati prioritariamente.
Tale previsione, oggi in linea con l’ordinamento giudiziario, è a rischio di modifica con la riforma conseguente al referendum costituzionale prossimo, in quanto è intendimento del governo, per espressa affermazione del ministro Nordio, imporre che i programmi di gestione siano omogenei su tutto il territorio nazionale, a prescindere dalle specifiche esigenze dei diversi territori sotto il profilo economico e sociale.
La tutela in via prioritaria dei beni oggetto dei reati ambientali, urbanistici e in materia di rifiuti, è particolarmente necessaria perché si tratta perlopiù di reati contravvenzionali, il cui termine di prescrizione è molto breve e decorre dalla consumazione del reato, per accertare il quale sono necessarie spesso indagini tecniche complesse.
La tutela di tali beni richiede un quadro normativo stabile e la possibilità nell’ordinamento di comprendere in anticipo con certezza quali siano le fattispecie rilevanti nonché la effettiva attuazione dei diritti e la sanzione degli illeciti con previsione di una pena certa.
Tale sistema è oggi ulteriormente messo in crisi dalla volontà affermata dai riformatori e conseguente al referendum costituzionale, di prevedere che ogni anno sia il parlamento a stabilire quali sono su tutto il territorio nazionale uniformemente i reati a trattazione prioritaria.
Le quotidiane urgenze, le diverse sensibilità politiche, le pressioni delle lobby tra cui spiccano in particolare le imprese immobiliari e le imprese inquinanti ad alto valore aggiunto, di fatto costituirebbero seri ostacoli alla effettiva trattazione dei processi in materia ambientale e in materia di trattamento dei rifiuti nonché di quelli in materia urbanistica.
Si tratta, cioè non solo di beni fragili in quanto collettivi, ma di beni a tutela fragile. È perciò oggi necessario riaffermare con forza la necessità che la tutela dei beni collettivi, patrimonio anche delle generazioni future, non sia soggetta a variabili politiche.
Sotto questo profilo, il maggiore controllo da parte della politica, già preannunciato dai proponenti del referendum costituzionale e quotidianamente rilevabile sulla stampa e sui media, al fine di “consentire al governo di governare“, contraddice in maniera evidente la necessità che per la tutela di tali beni siano destinate risorse, strutture e organici stabili e adeguati, ancora più di quanto avvenuto finora.
L’esito del referendum costituzionale potrebbe cioè avere concrete ricadute sull’effettiva quotidiana tutela dei beni collettivi che non rispondono alla sensibilità politica della maggioranza del momento.
Vi ringrazio per avere prestato attenzione a queste poche righe che non esprimono principi innovativi, ma considerazioni che devono essere oggi riaffermate con forza da chi ha a cuore la tutela dell’ambiente e del patrimonio culturale come prevista dalla costituzione secondo l’ordinamento liberale e democratico.
Tempio-Sassari 12.03.2026