Ciclone Harry, Italia Nostra: "Ricostruire sulle coste è tecnicamente imprudente e spesso illegale"
Dopo i danni provocati dal ciclone Harry tra il 19 e il 21 gennaio in Sicilia, Calabria e Sardegna, Italia Nostra lancia un duro appello a Governo e Regioni: la ricostruzione “dov’era e com’era” lungo le coste non è più sostenibile né dal punto di vista fisico né da quello giuridico.
Nella lettera aperta del 30 gennaio firmata dai Consigli Regionali di Italia Nostra Sicilia, Sardegna e Calabria, l’Associazione richiama i dati ISPRA e della Società Geografica Italiana: tra il 2006 e il 2021 sono stati consumati 1.600 ettari di suolo entro i 300 metri dalla battigia, senza alcuna necessità abitativa. Nello stesso periodo, infatti, i residenti costieri sono diminuiti, mentre il cemento è cresciuto soprattutto per seconde case turistiche. In Sicilia, a fronte di un calo del 6% dei residenti costieri, il suolo urbanizzato è aumentato del 29%; in Calabria, con un calo demografico del 15%, il cemento è cresciuto della stessa percentuale. Oggi, però, in aree a rischio inondazione vivono ancora centinaia di migliaia di persone.
Per la Sicilia, la questione assume un rilievo giuridico decisivo: la legge regionale 78/1976 vieta qualsiasi edificazione entro i 150 metri dal mare e, secondo la Corte Costituzionale (sent. 72/2025), gli abusi successivi sono insanabili. Inoltre, ricorda Italia Nostra, la Cassazione ha stabilito che non spetta alcun risarcimento per immobili abusivi colpiti da calamità naturali. Usare fondi pubblici per ripristinare strutture che non potevano esistere rischierebbe di configurare un danno erariale.
Italia Nostra plaude invece agli interventi dell’Autorità di Bacino per la rimozione di opere che ostacolano il deflusso dei torrenti nel Messinese, giudicandoli esempi virtuosi di prevenzione del rischio idrogeologico. Di segno opposto la preoccupazione per alcuni emendamenti al “milleproroghe” che amplierebbero le sanatorie edilizie, ritenute un incentivo all'illegalità in un territorio già fragile.
La proposta è un cambio di paradigma: stop alla ricostruzione nelle aree a rischio, delocalizzazione degli edifici regolari compromessi, rinaturalizzazione delle fasce costiere e gestione delle concessioni balneari con strutture leggere e rimovibili.
Documenti correlati:
Lettera aperta Italia Nostra Sicilia, Sardegna, Calabria
