La realizzazione dei campi ormeggi nell'Area Marina Protetta di Porto Conte - Isola Piana
Con la determinazione n. 1097 del 15 novembre 2024, l'Assessorato all'Ambiente della Regione Sardegna ha concluso il procedimento di Valutazione di Incidenza Ambientale (VIncA) relativo al progetto dei campi ormeggio nell'Area Marina Protetta (AMP) di Capo Caccia - Isola Piana.
L’intervento si inserisce nell'ambito delle attività di tutela dell'habitat 1120 (praterie di Posidonia oceanica), un obiettivo che l'Ente Parco ha scelto di perseguire mediante la realizzazione di campi ormeggio finanziati con risorse del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR).
Il progetto inizialmente prevedeva l’installazione di 125 boe distribuite in cinque campi di ormeggio lungo il tratto di mare compreso tra Torre del Bollo e Punta Negra, nei seguenti siti:
- Cala Calcina - Dragunara,
- Baia delle Ninfe,
- Baia di Porto Conte,
- Capo Galera - Cala dell’Olandese,
- Cala del Rosso – Torre del Lazzaretto.
Le boe, progettate per accogliere imbarcazioni di lunghezza compresa tra 15 e 100 metri, avrebbero dovuto garantire una gestione sostenibile del turismo nautico e una protezione efficace delle praterie di Posidonia. Tale intervento si aggiungeva a due progetti precedenti, già finanziati e autorizzati, che prevedevano ulteriori 92 ormeggi, portando il totale complessivo a 217 boe lungo la costa dell’AMP e della Zona Speciale di Conservazione.
Le osservazioni delle associazioni ambientaliste
In sede di Valutazione di Incidenza Ambientale (VIncA), le Associazioni ambientaliste hanno presentato diverse osservazioni, che possono essere così sintetizzate:
- Pressione del turismo nautico: l’introduzione di un numero così elevato di ormeggi avrebbe aumentato il traffico di imbarcazioni, con potenziali danni agli ecosistemi marini.
- Divieto di ancoraggio sulla Posidonia: la normativa vigente proibisce l'ancoraggio nelle praterie di Posidonia, limitando gli specchi acquei utilizzabili. Questo divieto risulta incompatibile con l’ampliamento della capacità ricettiva proposta.
- Mancata valutazione degli impatti cumulativi: il progetto non prendeva in considerazione gli effetti combinati dei nuovi campi ormeggio con le infrastrutture nautiche già presenti nella baia di Porto Conte.
- Vincoli paesaggistici: la linea costiera di Alghero è soggetta a vincoli paesaggistici (Legge 1497/39 e D.M. 4 luglio 1966), e la massiva presenza di tante imbarcazioni, tra le quali navi di grande lunghezza, avrebbe alterato i valori panoramici, soprattutto nella Baia delle Ninfe.
- Impatti ambientali: sono stati evidenziati numerosi rischi, tra cui inquinamento acustico, luminoso e delle acque.
- Zona di Protezione Speciale (ZPS): la costa prospiciente è designata come ZPS, e ogni intervento deve essere valutato con criteri più stringenti volti a tutelare l’avifauna e gli habitat.
- Il monitoraggio scientifico degli habitat: in particolare lo stato di conservazione della posidonia che in un documento ufficiale rilevante quale la “Dichiarazione ambientale del Parco 2022/2025” veniva dichiarato in classe A (eccellente), mentre nelle controdeduzioni alle Osservazioni viene considerato “preoccupante” al punto da non “essere più tollerabile”.
Le decisioni della Regione Sardegna
Nella determinazione finale, la Regione Sardegna ha accolto molte delle osservazioni avanzate, imponendo sostanziali modifiche al progetto. Le principali modifiche includono:
- Riduzione del numero delle boe, da 125 a 63;
- Limitazioni sulle dimensioni delle imbarcazioni, escludendo tutti gli ormeggi per le navi da diporto dalla Baia di Porto Conte;
- Distanze di rispetto dalla ZPS, istituendo una fascia di rispetto di almeno 100 metri dalle falesie;
- Rimozione stagionale delle boe e delle catenarie, obbligatoria a partire da ottobre;
- Monitoraggio continuo delle praterie di Posidonia e della qualità delle acque, per valutare gli effetti a lungo termine.
Un primo risultato e una nuova stagione di dialogo
Sebbene non siano state accolte tutte le istanze, queste modifiche rappresentano un primo passo verso un approccio più partecipativo e rispettoso dell’ambiente. La richiesta di indirizzare gli ormeggi residuali verso specchi acquei meno sensibili non è stata del tutto recepita. Tuttavia, la riduzione degli ormeggi nelle località a più alto valore paesaggistico rappresenta un significativo successo.
Le Associazioni avevano anche auspicato di destinare una parte dei fondi del progetto (1,7 milioni di euro) a studi sulla salute dei fondali e sugli impatti del turismo nautico. Anche se questo obiettivo non è stato per il momento raggiunto, una parte delle risorse potrebbe essere impiegata per attività di monitoraggio, in linea con la misura M2C4, Investimento 3.5 del PNRR, che promuove “azioni su vasta scala per il ripristino e la tutela dei fondali e degli habitat marini”.
In ogni caso la vicenda resta ancora aperta. Il Parco dovrà redigere il Progetto esecutivo accogliendo tutte le prescrizioni e le modifiche sostanziali imposte dall'Assessorato. Un’operazione non facile attesa la logica progettuale che ha ispirato lo studio di fattibilità. Le Associazioni, che su tale studio continuano a nutrire perplessità e riserve, sono propense ad aprire un’interlocuzione con il nuovo consiglio direttivo del Parco, affinché la logica dell'autoreferenzialità finora perseguita venga soppiantata, nell'interesse del territorio, da un rapporto di leale e franca collaborazione tra istituzioni e stakeholders.
Nuove prospettive per il territorio
E’ proprio l’apertura al dialogo, inaugurata dall'Assessorato regionale all'Ambiente e consolidatasi all'indomani delle elezioni a livello locale, ad essere il fattore di novità. La nuova Giunta comunale ha già promosso un dibattito pubblico sull'eolico offshore (progetto “Mistral”) e ha avviato un confronto con le Associazioni ambientaliste. Anche il nuovo Consiglio direttivo dell’Ente Parco ha mostrato segnali incoraggianti in tale direzione.
Questo approccio innovativo rappresenta una rottura rispetto al passato, caratterizzato da decisioni verticistiche e mancanza di confronto con la società civile. Se la politica algherese riuscirà a integrare democrazia rappresentativa e partecipativa, sarà possibile affrontare le prossime sfide con maggiore coesione. Tra gli impegni futuri spiccano per importanza:
- La redazione del PUC di Alghero, adeguato al Piano Paesaggistico Regionale;
- L’aggiornamento del Piano del Parco e dei regolamenti;
- Il varo della città metropolitana.
Le associazioni ambientaliste, forti della coesione raggiunta e di competenze tecniche consolidate, si propongono come interlocutori essenziali per il futuro del territorio.
Sassari 27.11.2024
Allegati: (link)
Osservazioni al progetto da parte delle Associazione ambientaliste
Controdeduzioni dell’Ente Parco
Nota integrativa alle Osservazioni delle Associazioni ambientaliste

